LA LUCE

La luce è l’unico strumento che gli astronomi possiedono per studiare il cosmo e gli oggetti che lo popolano. È quindi molto importante capire com’è e quali sono le sue proprietà.
Innanzitutto essa diminuisce d’intensità all’aumentare della distanza della sorgente dall’osservatore. Cosa vuol dire? Che a una distanza di 2 metri una lampadina illumina una stanza. Se posta a 200 metri essa ci sembra un puntino luminoso molto piccolo. Questo vuol dire che la distanza indebolisce la luminosità di una fonte di luce. Sapere questo è estremamente utile perché, data la luminosità assoluta di un corpo celeste, possiamo dedurne la distanza in base alla luminosità che la fonte appare avere. Esistono delle leggi matematiche che stabiliscono questo dato.

Una proprietà della luce che in genere risulta piuttosto sbalorditiva è legata alla sua velocità. I raggi luminosi sono dei segnali ( come quelli sonori ) che partono dalla sorgente e arrivano all’osservatore. Contrariamente a quanto la nostra esperienza quotidiana sembra indicarci, oggi noi sappiamo che la velocità con cui si propaga la luce è finita ( e non infinita come si riteneva in passato ). Essa percorre circa 300.000 Km in un secondo. Vuol dire che un segnale luminoso partito da una sorgente posta a 300.000 km, impiega circa 1 secondo per arrivare a noi.
La Luna per esempio, orbita ad una distanza dalla Terra di circa 384.000 Km. Quindi l’immagine che noi vediamo della Luna è vecchia di un secondo! E quando è vecchia l’immagine del Sole? Facciamo un po’ i conti: esso dista da noi circa 150 milioni di Km. Se dividiamo per 300.000 ( che è il numero di Km fatti dalla luce in un secondo ) otteniamo 500. Questo è il numero di secondo che un raggio di luce partito dal Sole impiega per giungere fino a noi sulla Terra. 500 secondi sono 8,3 minuti. Quindi l’immagine che noi vediamo del Sole in realtà è vecchia di 8 minuti!
E quella di Plutone? Beh, Plutone dista mediamente dal Sole 5.913 milioni di Km. Diviamo questo numero per 300.000, otteniamo 19710 secondi, che equivalgono a 328,5 minuti, che a loro volta sono 5,475 ore. Quindi un osservatore sul Sole vedrebbe Plutone com’era 5 ore e mezzo prima.
Questo vale per ogni oggetto nell’universo. Più esso è lontano e più vecchia sarà la sua immagine.

Un’altra proprietà interessante e molto utile per gli astronomi riguarda la scomposizione del raggio di luce. Quando questo passa attraverso un prisma viene diviso nei colori primari dell’iride. In natura è il fenomeno dell’arcobaleno. Le goccioline d’acqua sospese nell’aria fungono da prisma e separano nei 7 colori i raggi del Sole. Questa proprietà della luce permette agli astronomi in determinate condizioni di conoscere la composizione chimica e la distanza della sorgente. Vediamo di spiegare brevemente come.
Definiamo spettro stellare la striscia di colori ( dal rosso al blu ) ottenuta dalla separazione del raggio di una stella attraverso un prisma. È stato notato che gli spettri sono solcati da delle piccole linee nere. Gli studi sulla chimica ci hanno insegnato che ciascuna di quelle linee corrisponde a un determinato elemento chimico. Questo ci dice che quel determinato elemento è presente nella stella. È questa proprietà che ci permette di dire di quali materiali sono fatte le stelle. Questa tecnica viene usata anche con le galassie e le nebulose.
L’analisi di queste righe scure sullo spettro ci permette anche di stimare se la sorgente si sta avvicinando o si sta allontanando da noi. In quale modo? Facciamo un esempio. Quando si sta avvicinando un’auto della polizia a sirene spiegate, sentiamo il suono diventare più forte e acuto a mano a mano che l’auto si avvicina. Il volume massimo lo avvertiamo quando ci passa nel punto più vicino. A mano a mano che l’auto si allontana, sentiamo il volume della sirena diminuire d’intensità.
Con la luce degli oggetti in movimento succede un po’ la stessa cosa. Il segnale che ci indica se la sorgente si avvicina o no consiste nel fatto che vediamo le righine nere dello spettro spostate verso il rosso ( se si sta allontanando ) o verso il blu ( se si sta avvicinando ). Questo, chiamato effetto Doppler, unitamente ad altre leggi fisiche e cosmologiche, ci fornisce un’indicazione sulla distanza e sul moto delle sorgenti luminose.

L’inquinamento luminoso

Abbiamo visto come le enormi distanze dello spazio concorrono ad affievolire i raggi di luce che ci provengono dagli oggetti astronomici. Soltanto negli ultimi anni ci si è accorti del fatto che anche l’uomo contribuisce a rendere difficoltosa l’osservazione del cielo.
L’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo fanno parte della nostra vita da decine di anni. Poche persone però sanno cosè l’inquinamento luminoso. Per inquinamento luminoso si intende qualunque alterazione della quantità naturale di luce presente di notte nell’ambiente esterno e dovuta ad immissione di luce di cui l’uomo abbia responsabilità. Nella maggioranza dei casi le cause dell’inquinamento sono le illuminazioni esterne, anche se a volte capita che le luci progettate per interni (come quelle delle vetrine ) sfuggano all’esterno degli edifici.
Ovviamente buona parte di queste luci è preposta a scopi di sicurezza, ma ce ne sono tantissime che hanno come unico scopo quello pubblicitario o decorativo. Queste sono spesso puntate direttamente verso l’alto oppure non sono ben schermate e non riescono a direzionare efficacientemente la luce verso il punto voluto. Questa viene poi dispersa verso il cielo.
L’impedimento all’osservazione del cielo è soltanto uno dei tanti effetti negativi di questo tipo di inquinamento. Infatti bisogna considerare innanzitutto lo spreco energetico e di risorse e le conseguenze che un’illuminazione nottura "a giorno" ha sulla vita animale e vegetale. Queste infatti possono subire un’alterazione dei loro cicli.
Il fenomeno è particolarmente accentuato nelle città. Le zone poco densamente popolate, come le campagne e le montagne, risentono meno di questo problema. Ma è solo una questione di tempo e prima o poi anche queste zone saranno invase da fonti di luce non necessarie. Del resto i nostri genitori e i nostri nonni possono testimoniare come il cielo nelle città sia cambiato negli ultimi 30 anni.
Astronomi e astrofili in tutto il mondo lavorano per sensibilizzare l’opinione pubblica nei confronti di questo problema e hanno presentato proposte di legge per limitarne gli effetti deleteri. Purtroppo raramente viene ascoltata la loro opinione.



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