IBERNAZIONE
(O LETARGO) PER GLI ASTRONAUTI- Contenuti tratti da vari articoli di giornale -
L’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ha reso pubblica la notizia del finanziamento ad una ricerca per escogitare il sistema di ibernare gli astronauti durante i lunghi viaggi (mesi o, addirittura, anni) attraverso lo spazio.
Infatti, gli psicologi sostengono che vivere in una piccola astronave per
tutto quel tempo sarebbe troppo arduo per i pionieri dei viaggi interplanetari.
Oltre a questo, esiste anche una considerazione strettamente pratica: gli
esperti della ESA hanno calcolato che per inviare sei astronauti in una missione
della durata di due anni, sarebbe necessario caricare 30 tonnellate di cibo.
Cosa ovviamente impossibile coi mezzi attuali.
Ergo, trovare un modo per mandare in letargo (o in ibernazione) gli astronauti sarebbe la soluzione ottimale per ridurre problemi logistici come la necessità di cibo e la produzione di rifiuti e per rendere l’astronave più leggera e meno bisognosa di carburante.
L’ ESA spera di riuscire a sviluppare un sistema di ibernazione per il 2033, anno in cui è prevista la prima spedizione umana su Marte. La conquista del pianeta rosso rappresenta il più importante obiettivo dell’industria aerospaziale. Qualche anno fa, anche l’allora presidente Usa George Bush aveva annunciato che la missione su Marte è parte di "una nuova era del programma spaziale americano". I problemi logistici legati ad un viaggio così lungo sono tuttavia notevoli. Marte si trova ad oltre 80 milioni di chilometri dalla Terra. Gli ingegneri spaziali stanno cercando di mettere a punto nuovi metodi di propulsione, come motori alimentati dall’energia solare (ancora in fase teorica), per rendere il viaggio più veloce, ma anche con questi nuovi sistemi, ci vorrebbero tra sei e nove mesi per raggiungere il pianeta.
Qualora una missione su Marte avesse successo, l’esperienza potrebbe aprire le porte a nuovi viaggi verso pianeti ancora più distanti come Saturno, raggiungibile però in non meno di dieci anni ma, per la sua stessa natura, forse meno economicamente interessante. Sviluppare una tecnica per mantenere gli astronauti in stato di ibernazione o il stato letargico, rappresenterebbe la soluzione ottimale alle necessità di viaggi di lunga durata.
I ricercatori, guidati da Mark Ayre della divisione Advanced Concepts Team della ESA, stanno concentrando i loro studi su un composto sintetico simile agli oppiacei chiamato Dadle, o Ala- (D) Leuenkephalin, il quale, se iniettato negli scoiattoli, riesce a mandarli in letargo anche durante l’estate. Al momento, il team di Ayre sta testando il Dadle sui topi in modo da scoprire se può funzionare anche con animali che non vanno in letargo; nel frattempo, sono già riusciti a dimostrare che se il composto viene applicato a colture di cellule umane, queste si dividono più lentamente.
Gli scienziati stanno inoltre studiando altri composti per mantenere in buona salute gli astronauti ibernati o in letargo. Tra essi vi sono la dobutamina, una sostanza che viene usata per rinforzare il muscolo cardiaco dei pazienti costretti a letto e composti ormonali in grado di mantenere attivo il sistema immunitario. Ayre ha comunque sottolineato che la ricerca è ancora agli inizi. "Siamo ancora lontani dalla sperimentazione sugli esseri umani", ha detto.
Secondo alcuni scienziati però l’ibernazione non sarà mai possibile per gli esseri umani. Neil Stanley, direttore del centro di ricerche sul sonno della Surrey University, sostiene che si tratterebbe di una vera e propria tortura per il cervello. "Sono sicuro che sarebbe possibile far dormire il corpo- ha affermato - ma la mente è diversa. Nessuno è ancora riuscito a far addormentare la mente. Quando si dorme, i sogni sono realtà. Se si dormisse per sei mesi, i sogni diventerebbero ricordi. Svegliarsi sarebbe uno shock enorme".
*** L’uso dei termini "letargo" e "ibernazione", dato da alcuni giornalisti e naturalisti come equivalente, sottintende processi simili, ma scientificamente (dal punto di vista puramente fisico e chimico) non è corretto omologarli: l’ibernazione fisica è dovuta all’abbassamento puro della temperatura, mentre lo stesso termine in campo naturalistico sottintende una serie di processi chimici interni al corpo dell’animale, innescati dall’abbassameto della temperatura dovuto all’arrivo dell’inverno.