Un meraviglioso sognatore, con la lungimiranza di vedere chiaramente pregi e difetti della società del suo tempo, d'intuire lo sviluppo del progresso e di mandare messaggi a milioni di persone oltrepassando le barriere della cultura e del tempo. Questo era Gene Roddenberry.
Con
Star Trek fece passare sotto il naso dei censori cinematografici statunitensi
degli anni '60 e '70 concetti allora proibiti, come la parità effettiva
tra etnie diverse o tra i sessi, il rispetto per le culture differenti dalla
propria, l'amore materno o la possibilità che un alieno e - in piena
guerra fredda - un russo potessero un giorno appartenere alla stessa entità
socio-politica.
Gli
inizi non furono facili: le sue storie erano troppo avanti rispetto alla mentalità
corrente di quegli anni, ma non si arrese mai.
La sua visione del futuro, positiva e speranzosa, non prescinde dai contrasti inevitabili che l'interazione tra le persone comporta, ma li comprende e li incanala nel concetto vulcaniano di I.D.I.C. (Infinite Diversità in Infinite Combinazioni).
Il sogno di Roddenberry è ora il sogno di migliaia di persone, trekker e non. E pochi si sono trattenuti dall'alzare gli occhi verso il cielo quando, nel 1992, le ceneri del "Grande Uccello della Galassia" (soprannome dell'autore) sono volate nello spazio con lo shuttle Columbia. Buon viaggio, Gene.