VULCANO : I DESERTIIl termine deserto è una definizione semplicistica che racchiude ambienti molto diversi tra loro: dalle dune di sabbia equatoriali alle pianure di ghiaia. In questi ambienti inospitali sono comunque presenti piante e animali che hanno sviluppato interessanti strategie di sopravvivenza.
Nei tempi antichi i deserti furono teatro della feroce lotta tra le tribù per accaparrarsi il controllo delle sparute oasi che li punteggiano; oggi, grazie all'applicazione di tecnologie molto avanzate, le risorse idriche del sottosuolo vengono sfruttate per sostenere i bisogni di città come Shir-Kahr senza per questo alterare il naturale equilibrio dell'ecosistema circostante.
Nei tempi pre-riforma, gli abitanti
del deserto consideravano lo shavok un animale sacro: in effetti era di
"buon auspicio" avvistarlo quando si viaggiava per lande sconosciute,
poiché esso, se non in caccia, discende al suolo sempre in prossimità di un'oasi.
Questo rapace ha una poderosa apertura alare, superiore ai due metri; preda
roditori e rettili. Nei testi di genetica vulcaniani un suo parente stretto,
lo shavok delle rocce, è portato come esempio di mutazione genetica
casuale di successo: dotato di due paia di zampe, esso si arrampica sulle
rocce per spostarsi e cacciare in un silenziosissimo volo planato.
Il veleno del k'karee, spruzzato con forza grazie alle due sacche sotto
la gola, causa paralisi temporanee o, se colpisce negli occhi, la cecità,
a meno che non possano essere prontamente somministrate le specifiche antitossine
(sotto forma di un "siero antivipera" in hypo-spray). Nonostante
i rischi che tale impresa comportava, nell'antichità questo rettile
era attivamente cacciato, in quanto il suo veleno spalmato sul filo delle
lame delle lance o sulle punte delle frecce era impiegato per aumentarne
l'efficacia (non dissimilmente dal curaro terrestre). Essendo un serpente
notturno, esso è dotato di sensori termici per individuare le prede
nella oscurità. Le carni del k'karee sono commestibili.